scritto da ariannae il venerdì, 18 luglio 2008,21:18
Un'altra estate era arrivata.
Un caldo africano avvolgeva la piccola colonia di formiche.
A poco servivano i ventagli, a poco anche i ventilatori. Nell'immobilità dell'aria, si percepiva, una spossatezza imperante.
Anche Sospiro era scontento......dopo l'avventura dell'anno prima non se la sentiva di cercare sollievo andando al mare.
Grosse gocce di sudore colavano dalle antenne verso il capo, la testa una grossa palla di sudore, i pensieri...persi chissà dove.
Poi all'improvviso un'idea...
..........magica idea....
sorprendente idea...........
fresca idea....................
scritto da ariannae il venerdì, 09 maggio 2008,21:56
Simile a un dio mi sembra quell'uomo
che siede davanti a te, e da vicino
ti ascolta mentre tu parli
con dolcezza
e con incanto sorridi. E questo
fa sobbalzare il mio cuore nel petto.
Se appena ti vedo, sùbito non posso
più parlare:
la lingua si spezza: un fuoco
leggero sotto la pelle mi corre:
nulla vedo con gli occhi e le orecchie
mi rombano:
un sudore freddo mi pervade: un tremore
tutta mi scuote: sono più verde
dell'erba; e poco lontana mi sento
dall'essere morta.
Ma tutto si può sopportare...
...rimembranze del passato....
scritto da ariannae il sabato, 22 marzo 2008,20:31
Amici tutti.....
a tutti tanti auguri di buona Pasqua............
scritto da ariannae il domenica, 02 marzo 2008,22:02
Ragazzi ma si vive per lavorare o si lavora per vivere?
Da un pò di tempo Io Non Vivo Più, Sopravvivo.
E sono sempre stressata e di corsa..poi a Roma guidano come pazzi..
quo vadis baby....
scritto da ariannae il giovedì, 17 gennaio 2008,20:07
C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede
ancora la marca di fabbrica
Schulze Monaco
c'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio
di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c'è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c'è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bimbo di tre anni
forse di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto
lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l'eternità
perché i piedini dei bambini morti
non crescono
c'è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole
Nel giorno oramai vicino della memoria, ecco una poesia struggente di Joice Lussu.
L'ho letta per la prima volta in quarta elementare, era lì nel mio libro di lettura. Seguivo sulla carta le parole che scorrevano mentre una mia compagna leggeva a alta voce. Una ferita del ricordo, perchè per me , che allora ero bambina, il numero 24 per l'eternità, rappresentava una realtà che ancora oggi mi stupisce. La morte innocente di un bambino. La morte asfissiante di un bambino. La morte pregna di paura e di lacrime e di preghiere. Un brivido mi sale su per la schiena.
Non dovremmo mai Dimenticare.
scritto da ariannae il lunedì, 24 dicembre 2007,17:39
Vigilia di Natale....e i miei ricordi corrono indietro nel tempo, un treno senza fermate fino alla stazione del 2001, in quel di Bucarest nella Romania del mio cuore.
Se mi soffermo a pensarci, qualcosa dentro di me si muove e si allarga e si restringe e infine dilata fino a assorbire tutto il mio sentire di questa sera.
C'era la neve, bianca e soffice. C'erano i nostri sorrisi smaglianti e felici. C'erano i cappelli di Natale, un albero con poche palline, il nostro soggiorno tutto rosso di tende e tappeti. C'erano i piccoli pacchetti con i bigliettini di auguri attaccati su. C'era la sensazione di vivere qualcosa che era in talun modo diversa e lontana dal passato. Ci sono ancora le foto di noi come eravamo allora.
Il Natale più vero della mia vita quello del 2001.
Diverso.
Emozionante.
Triste.
Felice.
La cena un piatto freddo di pasta al sugo . Qualche patatina. Qualche bibita e un pò di spumante per la mezzanotte. Ma eravamo tutti lì in una casa accoglienza, con Miloud, l'associazione Parada e i bambini di strada che provavano a ricostruirsi. I loro regali, profillatici con cui difendersi dall'aids, qualche braccialetto di perline per le bambine.
E di quella sera mi rimane ancora in mente lei, 10 anni di vita, un sorriso timido, la sua mano attaccata al mio braccio, le sue braccia intorno a me quasi fossi un'ancora di salvezza.
Avevo il cappello di Natale in testa, lei un berrettaccio sporco. Gliel'ho tolto dalla testa e lei si è vergognata dei suoi capelli sporchi e io mi sono vergognata perchè non immaginavo. Lei viveva nelle fogne. Le ho messo il cappello in testa e le ho regalato il mio braccialetto. Lei non mi ha più lasciata per tutta la sera.
Mi sentivo così in pace, così bene e allo stesso tempo così stordita da una nuova consapevolezza. Dopo mezzanotte non sono riusciuta a andare a fare il giro nelle fogne. Non me la sono sentita. Un'improvvisa fragilità mi ha bloccata davanti al furgoncino dalle porte bianche. Non avevo il coraggio di vedere fino in fondo.
5 anni mi separano da quella sera ma sempre alla vigilia un pò della me di allora viene a trovarmi e a regalarmi le stesse emozioni.
Buon Natale......
scritto da ariannae il mercoledì, 12 dicembre 2007,10:34
Di luce
accenderò
le ore del mattino
e
della sera
scritto da ariannae il sabato, 03 novembre 2007,15:59

Era da un po’ che ci pensava…non sarebbe stato difficile…bastava applicarsi, ingegnarsi e soprattutto non dirlo a nessuno. Doveva essere preciso, veloce e tenere gli occhi bene aperti.
Si a dirla tutta un po’ difficile lo sarebbe stato ma già s’immaginava con una coroncina d’alloro in testa e tutto il formicaio a festeggiare. Vedeva gli striscioni colorati, sentiva il suo nome risuonare, gli pareva quasi di poter affettare l’aria vanigliata delle dolci sere d’estate. I grandi occhi scuri diventavano pozze profonde di nero, le antenne dritte fibrillavano di adrenalina, lo stomaco chiuso sussultava. Era pronto, solo il cuore tentennava ancora un po’…
“Ciao Indovino”
“Ciao Sospiro”
“Indovino parto, ho deciso di portare la buccia di uva nera nel formicaio”
“ Sospiro la spiaggia è pericolosa, piena di bambini, ti schiacceranno”
“Ho deciso andrò, hai qualche consiglio da darmi?”
“Portati un salvagente”
Seeeeeeee un salvagente e per cosa poi…lui andava a raccogliere la buccia di uva nera mica a nuotare….
Anche questa volta Sospiro bevve un po’ di Hercules e s’incamminò…
Certo che faceva proprio caldo…all’ombra del formicaio il sole sembrava meno forte….
Per fortuna la spiaggia non era lontana. Infatti in occasione dell’estate tutto il formicaio si era trasferito per tre mesi in villeggiatura ma la spiaggia, quella, era assolutamente proibita….
E finalmente arrivò….com’era bello il mare, così blu e verde e poi di nuovo blu…e com’era calda la sabbia e fine e così comode le conchiglie di tutte le forme e le taglie…
Dopo essersi trastullato un po’ Sospiro passò all’azione.
Furtivo, veloce, silenzioso si avvicinò a un essere umano che stava mangiando uva nera.
“Ecco la mia occasione, dai Sospiro, dai Sospiro” Con le antennine afferrò un grosso pezzo di buccia di uva nera e non senza difficoltà cominciò a trascinarlo sulla sabbia…che fatica…
Ma chi aveva detto che la sabbia era bella e calda?
Tutto assorto dallo sforzo e da questi pensieri non si accorse di un grosso bambino che vistolo cominciò a gridare…” Una formica, adesso il mio esperimento sarà completo”
Il bambino in questione aveva raccolto tanti paguri in una maschera dove aveva ricostruito un piccolo mare in miniatura…sabbia, conchiglie, paguri, acqua salata e una formica...
“Ohi ohi se avessi dato retta a Indovino, se mi fossi portato un salvagente”
E mentre il bambino rideva Sospiro cominciò a nuotare o almeno ci provava…bevve parecchia acqua e già vedeva vicina la fine quando accidentalmente la maschera si rovesciò. Con le ultime forze mimetizzato nella confusione del momento, si trascinò lontano dal bambino.
Poco più in là c’erano i suoi genitori e Indovino che preoccupato aveva dato l’allarme…
Altro che festa e corone d’alloro…i genitori lo rimandarono a casa da una vecchie zia e per lui non ci furono più ferie.
Morale della favola: non fare il passo più lungo della gamba…
scritto da ariannae il giovedì, 11 ottobre 2007,17:30
così poca voglia di scrivere ultimamente, come se le parole si fossero prosciugate..............
scritto da ariannae il giovedì, 04 ottobre 2007,18:14
scritto da ariannae il mercoledì, 05 settembre 2007,10:34
Ecco qui alcuni video.....
del mio ultimo giorno di vacanze!!!!!
scritto da ariannae il giovedì, 09 agosto 2007,12:48
Finalmente sono arrivate...10 giorni di vacanza nel mare più bello del mondo..quello della Sardegna!!!!!!!!
scritto da ariannae il martedì, 24 luglio 2007,13:05
La massima del giorno è:
La fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo!!!!!
Penso che prossimamente andrò a farmi benedire!!!!!!!!!!!!!!
scritto da ariannae il martedì, 17 luglio 2007,16:15

Sdraiami.
Autore: Berarda del Vecchio
Isbn: 8876151828
Pp:144
Euro:10.00
Collana: Navi
Uscita: 4 Luglio 2007
Un grido di dolore per il maschio che non c’è più o, quando c’è, fa finta di niente. Ragazze e donne che si sentono femministe, indipendenti e adulte, ma vorrebbero anche che, ogni tanto, il primo passo lo facesse lui. Che lui fosse così carino da fare la prima telefonata, da fare il primo invito a cena, e addirittura, perché no, comprasse ogni tanto un fiore, un presente, un pensiero. E invece gli uomini mostrano un atteggiamento cameratesco, trattano le donne come un cassonetto psichico dentro cui riversare la mondezza delle proprie frustrazioni e insicurezze. E soprattutto, è come se avessero perso completamente una lingua, una grammatica, un codice, non sanno più corteggiare una donna. Di fronte a questo analfabetismo sentimentale cosa devono fare le donne? Pensare che si stava meglio quando si stava peggio? Sognare il maschio-maschio, il camionista che non perdona, lo stallone della porta accanto? Oppure cercare di risvegliare lui dal sonno comatoso e opportunista in cui si è rifugiato. Ad una delle nostre autrici, un giorno, è venuta in mente una terapia shock: «Smettila di parlarmi, tesoro, sdraiami». Non sempre funziona, assicurano le interessate, ma almeno chiarisce la natura del gioco…
Berarda Del Vecchio (Roma, 1978), laureata in Lettere e Filosofia, si ritiene una shopping addicted in fatto di scarpe (di cui ha ormai perso il conto). Ha lavorato come assistente personale del pittore romano Massimo Catalani e come agente di moda presso l’atelier Studio 34. Collabora con una rivista on line di medicina. Ha partecipato a corsi e seminari di anatomia esperienzale. Adora i film degli anni Venti, la nouvelle vague, le pin up, Betty Page e tutto ciò che è Vintage. Per Castelvecchi ha già pubblicato L’adorazione del piede (2006).

E a tutti buona lettura.........
scritto da ariannae il lunedì, 09 luglio 2007,19:36
Ieri in tv, ho visto due servizi riguardanti posti dove ho vissuto e che mi hanno molto colpita. Uno sulla rai si chiamava "Rumeni d'Italia", l'altro sulla 7 era ambientato a Dublino.
Ripercorrere, seppur attraverso un video, le strade che tante volte ho camminato, mi ha provocato un tuffo al cuore. Per un attimo è stato come fare un salto indietro nel tempo e rivedermi proiettata di nuovo lì, ha annullato i chilometri di cielo e di mare che ho percorso da allora.
Ma detto questo, il servizio sui rumeni non mi è piaciuto per nulla e mi ritrovo ancora una volta a interrogarmi su come sia facile dare dei giudizi superficiali nel raccontare una storia che poco scava al di là dei pochi centimetri che separano la cultura e il vissuto di un popolo che è stato galvanizzato dalla dittatura fino a 18 anni fa.
Come ho già sostenuto altre volte in conversazioni private e no, solo chi in quel paese ci ha vissuto e ha respirato l'odore acre della povertà quella vera, dei bambini che vedi scendere dentro le fogne o di quelli che neanche li vedi perchè intenti a sniffare la colla, solo quelle persone che hanno scorto vecchi a meno 10 gradi arrangiati su marciapiedi gelati senza neanche un paio di calze a riparare i piedi dal freddo, chi al mercato degli zingari è andato a fare la spesa sempre attento a non proferir parola per non essere riconosciuto e attaccato, chi ha comprato un paio di patatine a un bambino e poi si è reso conto di avere fornito a quel bambino qualcosa che lo aiutasse a sniffare, chi negli orfanotrofi rumeni ci è andato e si è trovato travolto da una fame d'amore che aveva il volto di un labbro leporino, chi seppur la dittatura era finita ha vissuto per mesi controllato nella sua abitazione da occhi abituati a spiare dalla spietatezza del regime, chi ha pianto per una durezza che qui non si vede, solo quella persona potrà realmente comprendere alcuni comportamenti che i rumeni adottano.Per i giudizi facili non c'è posto.
Subito dopo questo, il servizio su Dublino e gli irlandesi che invece mi ha trovata pienamente concorde...fra una birra e una donna gli irlandesi preferiscono di gran lunga le bionde...quelle da bere però.... e non faccio una piega...ho sempre sostenuto che gli irlandesi sono un popolo di alcolizzati...
scritto da ariannae il giovedì, 05 luglio 2007,11:18
Sempre in diretta dallo spazio Etolie sul sito www.tocqueville.it sono presenti le interviste fatte dalla sottoscritta e dal resto del gruppo. La prima a Carlo Stagnaro è già disponibile sul sito.
Visitate anche www.liberalmedia.it
scritto da ariannae il giovedì, 05 luglio 2007,10:54
Amici del blog,
mentre scrivo mi trovo nello spazio Etolie in piazza San Lorenzo in Lucina con il centro studi elettricità per fare riprese e interviste a esponenti del mondo giornalistico e politico.
Il punto focale di questo incontro è la liberalizzazione di una cultura oggi sempre più politicizzata.
" Quel che ci spinge è la convinzione che sono sempre più le scelte dei singoli individui, le deontologie degli ordini professionale, l'azione delle comunità e del privato orientato al bene comune a essere oggi decisive, più di quelle dei poteri politici, centrali e periferici, nella formazione dei valori di una società. E che grandissima importanza hanno, in questo scenario, le scelte di chi ha impegnato la sua vita e la sua professione nella diffusione di notizie e di idee".
Per maggiori informazioni vi rimando al sito www.centrostudielettricita.it.
scritto da ariannae il mercoledì, 04 luglio 2007,10:34

u. saba
Amai trite parole che non uno
osava. M'incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l'abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.
scritto da ariannae il sabato, 23 giugno 2007,17:53
Le ultime due ragazze del mio corso che meritano una piccola descrizione sono Rosin e Margaret se non altro perché è con loro che ho condiviso i primi nefasti giorni a Bishop Stortford.
Rosin era una ragazza minuta con i capelli lunghi e ondulati e occhi verdi nel complesso abbastanza insignificante ma comunque gentile. Margaret invece, a mio parere, era bellissima. Non fisicamente perché pur essendo ben messa non aveva nulla di particolare ma aveva dei capelli biondi ( naturalmente tinti) grossi, lisci, corposi che andavano a incorniciare un visetto d’angelo dove spiccavano grandissimi e ammalianti due occhi verde gatto. Io la guardavo e pensavo che mi sarebbe piaciuto avere quegli occhi e soprattutto la freschezza ingenua dei suoi 21 anni. Quanto è ingannevole l’apparenza lo imparai a miei spese ben presto in quel di Stansted. Durante il corso come ho già detto ci avevano dato una giornata per andare a Bishop a cercare casa. Nelle divisioni delle case io ero capitata con Margaret e Rosin. Mi ricordo che prendemmo l’aereo di buon ora e in 45 minuti eravamo già in Inghilterra. Mentre Lily, Avril e Laura avevano preso l’autobus per scendere in città io mi ero fatta convincere a affittare una macchina che mi era costata 25 euro; ma che potevo farci? Le due in questione con le quali dovevo dividere l’affitto e in teoria la vita, ritenevano che quello fosse il modo più facile e veloce per raggiungere la città. Dunque di quel sabato mattina ricordo la sensazione che mi accompagnava durante il volo Dublino Londra. Guardavo gli assistenti di volo e pensavo che ben presto anche io avrei fatto parte di quel mondo e nonostante l’indecisione e lo sconforto quel volo mi sembrò magico ed esaltante. Arrivate a Bishop scoprimmo che le agenzie essendo sabato, lavoravano solo mezza giornata. Ho visto tre case quel giorno, una sarebbe diventata il mio nido. Io ho una specie di intuito speciale per le case, forse perché avendone girate molte, capisco all’istante se vanno bene per me. È sempre stato così come se i muri mi parlino con dolcezza o mi dicano di stare attenta perché con loro sarei infelice. Quando ho messo a tacere le mie sensazioni ho sempre sbagliato tutto e nei momenti di solitudine che ogni vita porta con sé, la casa mi opprimeva terribilmente e non trovavo pace.
Le mie sensazioni negative mi avevano accompagnato in tutte e tre le visite. La prima e la seconda casa erano completamente sperse in the middle of nowhere In una non eravamo nemmeno riuscite a entrare e ci eravamo dovute accontentare d’osservarla da fuori. Impensabile dunque prenderla. Della seconda casa ricordo un’ episodio disgustoso. Mentre la proprietaria ci faceva visitare i vari ambienti Margaret chiese di andare in bagno e lì ci rimase rinchiusa per 10 minuti buoni. Io che avevo pensato ad una pipì veloce mi ero dovuta ricredere.
Quando finalmente uscì dal bagno, c’era un ’olezzo leggero leggero nell’aria, qualcosa di ancora non ben definibile. Una volta salite in macchina e chiuse le portiere, mi ero velocemente resa conto che quell ’odore si era attaccato addosso ai vestiti di Margaret e l’abitacolo della macchina venne immediatamente riempito di quel puzzo. Io reprimetti a stento il conato di vomito che m era salito su per la gola. Nascosi il naso nella mia sciarpa profumata facendo l’indifferente. Rosin non ci riuscì. Fermò la macchina e vomitò. Chiaramente anche lei aveva capito che tipo di odore era ma come puoi dire alla tua futura coinquilina: “Oh, puzzi di merda” poco diplomatico e così si attribuì la vomitata allo stress. Nemmeno quella era la nostra casa. Poi arrivammo al 43 di Rye Street . era il 18 ottobre e quella sarebbe diventata casa mia. Porta di cartone che si apriva su un salottino con un divano e un cammino finto, arco senza porta e cucinetta sguarnittissima. Il bagno un incubo: la porta fatta di legno di quinta mano, si chiudeva con un chiavistello!!!! Il frigo mancava. Scale e poi due camere, una abbastanza grande che doveva essere la doppia di Margaret e Rosin e poi la mia dove a malapena ci sarebbe entrato il letto che fra l’altro ancora non c’era. Tutto in me gridava no, no, no, non sarai felice dentro questo schifo…ti prego nooooooooo…ma tant ‘è che quella era l’unica disponibile e così la prendemmo. Poi di nuovo verso Dublino. Il volo di ritorno non mi sembrò poi così magico. Margaret voleva del vino ma non aveva i soldi e così me li chiese in prestito ed io gli diedi quei 5 euro per me così importanti. Lei si scolò la sua bottiglietta di Sauvignon nero ed io non rividi mai i miei quattrini. 5 euro di bistecca!!!!
A questo punto ero sempre più triste, strana ed insicura di quello che stavo facendo. Persino la mia casa di Dublino che non era esattamente una reggia mi sembrava bellissima.